I 7 motivi per cui fallisci nel lavoro interiore

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ALESSIO STORTINI

Forse ti è già successo.

Hai deciso che era arrivato il momento di lavorare su di te. Hai iniziato con entusiasmo: una meditazione, un corso, un percorso di analisi, una pratica nuova consigliata da qualcuno che sembrava saperla lunga.
Per un po’ ti sei sentita meglio. Più leggera, più presente, più fiduciosa.

Poi qualcosa è successo. Una discussione, una delusione, una giornata storta. E ti sei ritrovata esattamente dove eri prima. Con le stesse ansie, le stesse paure, gli stessi pensieri che girano in testa, le stesse reazioni che non riesci a controllare.
E allora hai ricominciato. Un’altra pratica, un altro corso, un’altra analisi. Altro tempo, altre energie.
E di nuovo, punto a capo.

Se ti riconosci in tutto questo, voglio dirti una cosa chiara fin da subito: non è colpa tua.
Non sei sbagliata, non sei “troppo difficile”, non sei una persona che non può cambiare.
Semplicemente, ti hanno fatto partire dal presupposto sbagliato.

Ecco i 7 motivi per cui si “fallisce” nel lavoro interiore.

 

1. Credi che il lavoro su di sé sia una pratica da fare un tot al giorno

È l’idea più diffusa e anche la più ingannevole.
Ti hanno fatto credere che lavorare su di te significhi ritagliarti un tot di tempo al giorno per fare qualche pratica. Un piccolo rituale quotidiano, lontano dalla vita, che col tempo dovrebbe cambiare la vita.

Ma pensaci un attimo.
Fai la tua pratica, ti senti centrata, tranquilla, cambiata. Poi esci di casa ed entri nella vita vera. Arriva quella persona che ti mette a disagio. Arriva quella situazione che ti fa sempre scattare. Arriva quel messaggio, quella telefonata, quello sguardo.
E in un attimo si riattiva tutto. Le stesse ansie, le stesse paure, gli stessi pensieri, le stesse emozioni, le stesse reazioni di sempre.

Quei venti minuti non hanno toccato niente di quello che succede lì, nel momento in cui conta davvero.
Ed è per questo che la tua situazione non cambia: perché stai lavorando in un posto dove il problema non c’è. Le pratiche sono solo una temporanea illusione mentale.

Nessuna pratica fatta un tot al giorno, lontano dalla vita, è lavoro su di sé. Nessuna.
Il lavoro su di sé è la vita stessa. È comprendere determinati principi e metterli a frutto proprio dentro le situazioni che vivi ogni giorno.

 

2. Sei diventata schiava delle pratiche

C’è un effetto collaterale di cui quasi nessuno parla.
Quando credi che la pratica sia la soluzione, inizi a dipendere da lei.

Se salti la meditazione ti senti in colpa. Se una giornata va male pensi di non aver praticato abbastanza. Se qualcosa si riattiva cerchi subito la tecnica giusta per calmarti.
E piano piano, senza accorgertene, la pratica diventa l’ennesima cosa a cui aggrapparti per stare bene.

Volevi liberarti, e invece hai aggiunto un’altra catena.
Una catena più gentile, più “spirituale”, ma pur sempre una catena.

Il lavoro interiore vero non ti rende dipendente da niente. Ti restituisce a te stessa, così che tu possa stare in piedi da sola dentro qualsiasi situazione, senza bisogno di un rituale che ti tenga in equilibrio.

 

3. Hai fretta e cerchi la bacchetta magica

Quando stai male o quando vuoi cambiare la tua situazione e migliorarla, vuoi farlo subito. È normale, è umano.
Ma è proprio questa fretta che ti rende il bersaglio perfetto di chi vende scorciatoie.

Il mondo della crescita personale è pieno di promesse: la tecnica che ti cambia la vita in sette giorni, il metodo miracoloso, la formula pronta per attrarre tutto ciò che desideri.
E se cerchi la bacchetta magica, prima o poi trovi qualcuno pronto a vendertela.

Il problema è che le scorciatoie non portano da nessuna parte. Ti fanno girare in tondo, illudendoti di avanzare.
E ogni volta che la scorciatoia non funziona, la delusione è più grande della volta prima.

Non esiste la bacchetta magica. Esiste un modo diverso di vivere la tua vita. E quello, quando lo comprendi davvero, cambia le cose molto più in profondità di qualsiasi “trucco”.

 

4. Analizzi, analizzi, analizzi

Mesi. A volte anni.
Seduta dopo seduta, a parlare sempre delle stesse cose. L’infanzia, i genitori, quella relazione, quel trauma, quella ferita.
Analisi su analisi su analisi.

E alla fine? Forse hai capito qualcosa in più. Ma la tua vita è rimasta la stessa.

Perché continuare ad analizzare è come cercare la soluzione dentro lo stesso stagno mentale che ha creato il problema. Puoi girarci intorno all’infinito, puoi osservarlo da ogni angolazione: l’acqua resta quella.
La mente che ha costruito il blocco non è la stessa che può scioglierlo.

Capire perché stai male non significa automaticamente stare meglio.
E intanto il tempo passa. Settimane, mesi, anni passati a guardare il problema, invece di vivere diversamente.

 

5. Cerchi colpevoli ed etichette invece di strumenti concreti

C’è un’altra trappola legata all’analisi, ed è sottile.
Più analizzi, più trovi spiegazioni. E le spiegazioni, quasi sempre, prendono due forme: un colpevole o un’etichetta.

“È colpa di mia madre.” “È colpa di quella relazione.” “Sono una persona ansiosa.” “Ho la dipendenza affettiva.” “Ho la ferita dell’abbandono.”
Ogni nuova etichetta sembra una scoperta. Per un attimo ti dà sollievo, perché finalmente il tuo malessere ha un nome.

Ma un nome non è una soluzione.
Anzi, spesso diventa una nuova gabbia: ti ci identifichi, ci costruisci sopra la tua storia, e ogni volta che qualcosa va storto hai già pronta la spiegazione. “È normale, io sono fatta così.”

Quello che manca, in tutto questo, sono gli strumenti concreti.
Cosa fai domani mattina, davanti a quella persona? Come reagisci diversamente in quella situazione che si ripete da anni? Come realizzi davvero quello che desideri?
È lì che le persone si sfiduciano. Non perché non abbiano fatto abbastanza, ma perché hanno passato anni a parlare del problema senza mai ricevere niente di concreto per cambiare la propria vita.

 

6. Credi di non avere tempo

Hai una famiglia. Hai un lavoro. Magari un’attività da mandare avanti, figli da seguire, genitori a cui pensare.
E quando pensi a un percorso su di te, la prima cosa che ti viene in mente è: “Ma quando lo trovo il tempo?”

Questa paura è comprensibile, ma nasce sempre dalla stessa idea sbagliata: che il lavoro interiore sia qualcosa di separato dalla vita da fare un tot al giorno. 
E se la pensi così, hai ragione: il tempo non lo troverai mai.

Le persone che fanno il percorso con me hanno famiglia, hanno un lavoro, c’è chi ha un’attività. Sono persone impegnate, come lo sono io, come lo siamo tutti.
Nessuna di loro ha dovuto togliere tempo alla propria vita per cambiarla.

Perché il vero campo di pratica, se così vogliamo chiamarlo, è la giornata che stai già vivendo.
La conversazione difficile con tuo marito. La reazione che ti sale quando qualcuno ti giudica. Il senso di colpa che arriva quando dici di no. La scelta che rimandi da mesi e così via..
È lì che si lavora. È lì che cambia tutto. Non serve tempo in più: serve vivere in modo diverso il tempo che hai già.

 

7. Hai iniziato a credere che il problema sei tu

Questo è il motivo più doloroso, e anche il più ingiusto.

Hai provato una pratica, non funzionava. Ne hai provata un’altra, e un’altra ancora. E quando dicevi che non vedevi risultati, la risposta era sempre la stessa: “Devi praticare di più. Devi impegnarti di più. Devi avere più costanza.”
Così, a forza di sentirtelo dire, una parte di te ci ha creduto.
Che non sei capace. Che non sei all’altezza. Che sei tu quella sbagliata.

Poi ti sei stancata, hai mollato. E quel senso di fallimento si è aggiunto a tutto il resto.
Oggi, quando pensi di iniziare un nuovo percorso, non ti fidi più. Non degli altri, e nemmeno di te stessa. Hai paura di non riuscire a metterlo a frutto, di ritrovarti ancora una volta delusa.

Ma voglio essere chiaro: non è vero.
Non hai fallito tu. Hanno fallito strumenti che con il lavoro su di sé non hanno nulla a che vedere.
Ti hanno fatta allenare nel posto sbagliato e poi ti hanno dato la colpa se non vedevi risultati.

Non c’è nessuna pratica in cui dover diventare brava. Non c’è nessuno standard da raggiungere.
C’è solo la tua vita, e un modo completamente diverso di viverla.

 

Perché ti dico tutto questo?

Non te lo dico perché l’ho letto in un libro o sentito in un corso.
Te lo dico perché ci sono passato, dall’inizio alla fine.

Anch’io ho provato le pratichette. Di tutti i tipi.
Anch’io ho fatto analisi su analisi.
E intanto la mia vita andava a pezzi.

Vivevo in un senso costante di insoddisfazione e di inadeguatezza. Non mi sentivo all’altezza, mi sentivo incapace. Cercavo continuamente l’approvazione degli altri. Ero dentro una dipendenza emotiva e affettiva che mi soffocava.
E tutto questo cercavo di soffocarlo a mia volta, con l’alcol e con la droga.
Intorno a me c’erano relazioni tossiche, debiti economici, attacchi di panico, un’ansia che non mi lasciava mai.

Da lì sono uscito.
Ho lasciato andare, dentro e fuori, quello che dovevo lasciare andare. Ho dissolto paure e blocchi mentali. Mi sono ritrovato appieno, mi sono manifestato appieno, e ho realizzato ciò che desideravo profondamente.

E non l’ho fatto scappando dalla vita per un tot al giorno.
Non l’ho fatto con una tecnica miracolosa, né passando anni a parlare del mio passato.
L’ho fatto iniziando a vivere la vita in un modo completamente diverso.

 

La vita cambia dentro la vita

È questa la frase che ripeto sempre, e ora sai perché.
Non è uno slogan. È la mia esperienza, ed è quello che vedo succedere ogni giorno nelle persone che lavorano con me.

Il cambiamento vero non avviene lontano dalla tua vita, in un angolo tranquillo dove tutto è sotto controllo.
Avviene proprio lì, nel mezzo delle situazioni che oggi ti fanno stare male. Davanti alle persone che ti mettono in difficoltà. Dentro le scelte che hai paura di fare.

Ed è questo che faccio, questo che insegno, questo che porto.
Non pratiche da aggiungere alla tua giornata. Non analisi senza fine. Non scorciatoie.
Ma la comprensione di quei principi che, una volta messi a frutto dentro la tua vita, la cambiano davvero.

Se ti sei riconosciuta in anche solo uno di questi 7 motivi, sappi che non sei sola, e soprattutto che non sei sbagliata.
Hai solo cercato nel posto sbagliato.

l lavoro su di sé non è uguale per tutti

E c’è un’altra cosa importante che voglio dirti.
Il lavoro su di sé non può essere uguale per tutti.

Ognuno di noi è diverso. Ognuno di noi ha fatto la propria esperienza, ha il proprio vissuto, le proprie caratteristiche, il proprio carattere. E soprattutto, ognuno di noi ha la propria Essenza, che è unica e irripetibile.

Per questo non possiamo essere trattati tutti allo stesso modo.
Ed è un altro motivo per cui tante pratiche e tanti percorsi non hanno funzionato con te: erano pensati per tutti, e quindi per nessuno. La stessa tecnica, lo stesso protocollo, gli stessi passaggi, uguali per chiunque, come se le persone fossero tutte uguali.

Il lavoro su di sé non è una pratica uguale per tutti. Non è un protocollo standard da applicare a chiunque.
Il lavoro su di sé assume un connotato individuale per ognuno di noi.

Deve essere come un abito cucito su misura.
Pensato sulla tua storia, sulla tua vita, su chi sei davvero. Affinché quell’abito possa essere il più bello che tu abbia mai indossato.

Se leggendo queste righe hai sentito che qualcosa dentro di te ha detto “sì, è proprio così”, allora è ora di iniziare a fare qualcosa di concreto.

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